Peste suina e non solo. A quando la chiusura degli allevamenti intensivi?

Il vocabolario di malattie che hanno come protagonisti gli animali aumenta, ne escono di tutti i tipi; forse perché metterci dentro gli animali alimenta di più il terrore, chissà… Anche per il covid gli animali hanno vissuto la loro stagione di “protagonismo”, visto che le ipotesi sulla trasmissione dagli animali alle persone sono state innumerevoli e non hanno mancato di creare confusione e allarme.

Stranamente però il pericolo di malattie trasmissibili dagli animali alle persone attraverso gli allevamenti intensivi non si mette mai in discussione. Eppure si tratta di gironi infernali in cui sono ammassati migliaia di animali in condizioni igienico sanitarie mostruose, che mangiano cibo trattato chimicamente e ai quali vengono somministrati antibiotici e/o altri farmaci, costretti in spazi angusti che li fanno impazzire in attesa della morte. Dove se non in questi posti c’è veramente pericolo di malattie, non solo per gli animali ma anche per le persone? Se si tutelasse davvero la salute, gli allevamenti intensivi dovrebbero essere chiusi e mai più riaperti, vere bombe ecologiche e sanitarie.

Ma non solo gli animali sono vittime; anche chi ci lavora è sottoposto a stress e pressione psicologica non indifferenti. E che dire dell’inquinamento che producono questi luoghi di morte con un pesantissimo impatto sulla nostra salute, ma evidentemente è un tipo di salute che non conta.
E come se tutto ciò non bastasse, ci sono le malattie e problematiche scientificamente provate derivanti dall’eccessivo consumo di carne ma anche in questo caso è scienza che non conta.

Già simili fatti da soli tolgono ogni credibilità a chi parla di tutela della salute solo in determinati casi, restringendo diritti e libertà. Ora ci si spinge oltre l’orwelliano per quello che riguarda l’ultima malattia della serie, cioè la peste suina. Si vogliono eliminare dei maiali e cinghiali sottratti alla morte che vivono in condizioni dignitose e sane nel progetto di tutela Sfattoria degli ultimi di Roma che si è visto arrivare una ordinanza di abbattimento di tutti i suini che vi dimorano (ordinanza ora sospesa fino al 12 settembre).


Abbiamo milioni di animali costretti in condizioni infernali e veramente un pericolo per la salute (non certo per colpa loro) ma ci si accanisce su pochi animali liberi che conducono una vita sana; George Orwell scriveva favolette per bambini di fronte a questa costante deformazione della realtà a uso e consumo di interessi ben specifici. E così gli allevamenti intensivi continuano la loro attività e si colpiscono quei pochi animali che sono scampati miracolosamente all’inferno. Del resto ormai lo abbiamo imparato bene, solo gli interessi di potentati economici e multinazionali sono tutelati, altro che salute. Andare contro i colossi della carne? Ma figuriamoci, non ci si azzarda per nessun motivo.


Ve lo immaginate cosa succederebbe se veramente si volesse tutelare la salute e si chiudessero gli allevamenti intensivi? Non solo multinazionali e grandi industrie non lo permetterebbero mai, ma ci sarebbero rivolte di piazza degli italiani rimasti senza fettine, braciole, petti di pollo, salsicce e prosciutti. Si possono sacrificare diritti e libertà ma senza carne, così come senza sigarette, è impensabile; chi mai oserebbe?


Difatti in tempi di lockdown, proprio per tutelare la salute, i tabaccai erano tra i pochissimi esercizi commerciali a essere aperti, in modo che i fumatori potessero continuare nel modo più sano a fare del bene a loro e a chi li circonda. Infatti, con rigorosa mascherina di ordinanza, si vedevano i fumatori che la tiravano giù per poter fumare in una parodia dell’assurdo per cui di covid non devi morire ma di cancro ai polmoni sì. Ci sono 93 mila morti l’anno per il fumo, fonte ministero della Salute, ma non essendoci interessi a fermare questa emergenza sanitaria non si cita nessun bollettino della strage quotidiana con tanto di video delle agonie dei malati da sparare in tutte le trasmissioni, a tutte le ore. Eppure se tanto ci dà tanto, le forze competenti dovrebbero essere mobilitate al massimo per scongiurare queste e tante altre morti ma “stranamente” non si registra nessuna mobilitazione in merito, nemmeno lontanamente paragonabile a quella per il covid.

Quindi in conclusione: allevamenti intensivi aperti e persecuzione dei pochi animali liberi che conducono una vita sana, covid unico motivo di tutela della salute e tutto il resto praticamente non esiste; ma non siamo a una trasmissione satirica, è la triste e tragica realtà italiana post orwelliana.

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Paolo Ermani_C’è anche un altro modo